La fatica di essere se stesso

images-1Mentre in parlamento si discute sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso mi sento, come Psicologa, di spostare il vertice di osservazione sullo stato d’animo che si trova a vivere un individuo che fatica a far emergere “se stesso”. A volte, per paura di non essere accettati dalla famiglia, dagli amici e anche da se stessi ci si rinchiude in un totale senso di solitudine e isolamento. La cronaca porta frequentemente alla luce il fenomeno del bullismo verso ragazzi omosessuali spinti, purtroppo non di rado, al gesto estremo di togliersi la vita.Certo il contesto storico e culturale in cui viviamo oggi non è facilitante e mi spinge a pensare a quanto possa pesare il senso di solitudine in un ragazzo/a che si affaccia all’adolescenza. La società attuale appare intrisa di eresie religiose dedite al puritanesimo. Nonostante da parte di Papa Francesco, l’attuale Vescovo di Roma, sembri esserci un’apertura verso il non arrogarsi il diritto di giudicare il diverso.L’adolescenza rappresenta il momento della vita dove tutto si mette in discussione, dove il corpo si presenta alla mente con tutta la sua potenza. La mente accoglie queste spinte vitali e cerca di dar loro un senso. Questo è il momento dove si “sceglie” il proprio “oggetto d’amore”, il proprio orientamento sessuale. È il momento dove si prende contatto con la propria sessualità. È il momento dove la propria sessualità può essere “agita” e dove si vivono le prime esperienze. Ma quando l’oggetto d’amore appartiene al nostro stesso sesso tutto questo oggi, nella nostra società, rischia di rappresentare qualcosa di molto doloroso e addirittura inaccettabile.Certo potremmo aprire una riflessione sul comportamento umano rispetto alla omosessualità e alle ipotesi eziopatogenetiche, se un determinato comportamento costituisca “normalità” o “patologia” ma ritengo che sia importante e vitale aiutare l’individuo ad accettare se stesso per quello che sente di essere.Si parla tanto del “di diverso” ma di diverso c’è proprio la presa di coscienza che l’omosessualità è diventata una categoria da proteggere. È anche vero come proprio il diverso generi paura nell’essere umano, ed il pregiudizio non dia la possibilità di aprire la propria mente per accogliere “l’Altro”. Si risponde al diverso solo con la violenza e quindi con l’omofobia. Mentre leggevo il libro intitolato “L’Amore Non Fa Differenza” di Samanta Di Persio ho sentito da parte dell’autrice la volontà di offrire uno spazio “bianco”, il libro, a persone che non si sono sentite comprese nella loro vita ma che, nonostante questo, sono riuscite a donare la loro storia, e a loro modo si battono per far sì che il loro desiderio venga ascoltato e che non ci siano più perseguitati perché “amano”.Quello che mi sento di dire da professionista è che prima che il peso della solitudine, il senso di colpa, il senso di vergogna, il senso di confusione, il dolore di non sentirsi amati o accettati portino all’isolamento o a comportamenti lesivi potrebbero essere condivisi ed elaborati con uno psicoterapeuta.A volte dove non c’è una famiglia che accoglie, comprende, aiuta il figlio o figlia a “scegliere” il proprio orientamento sessuale la sofferenza maggiore nasce dal contrasto tra la spinta pulsionale verso soggetti dello stesso sesso e l’ideale conformista di adattamento e assimilazione alle buone norme sociali. Il ricorso ad un professionista potrebbe aiutare a dipanare la “nebbia” che può invadere la mente di chi non riesce a vivere in libertà il proprio desiderio di amare e sentirsi amati.Vorrei, quindi, porre una domanda: come la Psicoanalisi potrebbe correre in aiuto? La Psicoanalisi con i suoi strumenti, come ad esempio un ascolto rispettoso dell’altro senza necessità di emettere sentenze e giudizi, potrebbe offrire uno spazio di ascolto per dare un senso al proprio vissuto emotivo. Ritengo che non esista solo l’omosessualità, ma un essere umano che vive una specifica sessualità e relazione, che cerca di sbrogliare una matassa interiore tra normalità/patologia, fare e non fare, morale/immorale. Quindi, oltre a fare i conti con il proprio mondo interno, deve fare i conti, inevitabilmente, anche con il mondo esterno: la società. La storia ci insegna che questa dicotomia tra immorale/morale fa parte di un ciclo che si ripete. L’omosessualità ha un suo percorso storico dal periodo Classico ad oggi.Infine, facendo ricorso alla storia dell’uomo, il tabù verso la pratica omosessuale, ai fini non riproduttivi, si è creata circa duemila anni fa. In una epoca dove i tassi di mortalità erano molto alti e la fecondità un valore. Ma, oggi sappiamo che le cose sono cambiate, la biotecnologia ha fatto passi di gigante con la riproduzione in vitro.Voglio quindi lasciarvi dicendovi che, l’omosessualità non è solo un fatto politico ed etico, ma anche ricerca di se stessi.

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